Esistono milioni e milioni di persone che hanno un’allergia di qualche tipo. Le allergie alimentari influenzano, secondo la stima, dal 4 al 6 per cento dei bambini e il 4 per cento degli adulti, secondo il “Centers for Disease Control and Prevention” americano.

I sintomi di allergia alimentare sono più comuni nei neonati e bambini, ma possono comparire a qualsiasi età. È anche possibile sviluppare un’allergia agli alimenti che hai mangiato per anni senza problemi. I cibi che creano maggiori allergie sono i più impensabili. Come alcuni semi di sesamo, tra cui i semi di senape. Le persone allergiche ad un alimento specifico possono potenzialmente avere una reazione agli alimenti correlati. Chi è allergico a gamberetti, ad esempio, può reagire a granchi e aragoste. Qualcuno allergico alle arachidi – che in realtà sono i legumi (fagioli)- possono avere problemi con la frutta a guscio, come noci, mandorle e anacardi.

In circostanze molto rare si possono avere anche problemi con altri legumi (ad esclusione della soia). E’ bene precisare che non tutti coloro che sperimentano i sintomi dopo aver mangiato alcuni alimenti hanno un’allergia alimentare o hanno bisogno di evitare del tutto quel cibo, al fine di evitare problemi. Per esempio, alcune persone che sperimentano un prurito in bocca oppure alla gola dopo aver mangiato un frutto crudo o un vegetale, potrebbero solo avere una sindrome allergica orale – una reazione al polline, non al cibo stesso.

Il sistema immunitario riconosce il polline e proteine simili nel cibo e dirige una risposta allergica ad essa. L’allergene viene distrutto dal riscaldamento del cibo, che può poi essere consumato senza problemi.

L’allergia alimentare di solito, provoca una sorta di reazione ogni volta che si mangia quel cibo ma i sintomi possono variare da persona a persona, e non sempre si avvertono gli stessi sintomi durante ogni reazione. Le reazioni allergiche al cibo possono influenzare la pelle, il tratto respiratorio, il tratto gastrointestinale e il sistema cardiovascolare. Ma si possono prevenire? Nel 2013, l’American Academy of Pediatrics ha pubblicato uno studio che suggerisce che l’alimentazione da cibi solidi per i bambini molto piccoli potrebbe promuovere le allergie. Si sconsiglia l’introduzione di cibi solidi per i bambini di età inferiore a 17 settimane. Essa suggerisce inoltre, esclusivamente, l’allattamento al seno “il più a lungo possibile”. La ricerca sui benefici della somministrazione di formule ipoallergeniche per i bambini ad alto rischio – quelli nati in famiglie con una storia forte di malattie allergiche – è mista. I tempi di introduzione di alcuni alimenti sono appunto stati studiati anche come mezzo di prevenzione.

Gli studi clinici sono in corso sulle allergie alimentari per aiutare a sviluppare la tolleranza a specifici alimenti e risolvere quindi una volta per tutte queste fastidiose allergie alimentari che condizionano la vita di ogni giorno di milioni di persone.

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